Area adolescenza

Solo negli ultimi decenni la psicoanalisi si è occupata dell'adolescenza in modo significativo.
Per oltre mezzo secolo quest'epoca della vita è stata negletta sia sul piano teorico (quasi saltata a piè pari per tornare all'infanzia) che metodologico.
Ancora negli anni '50 Anna Freud affermava "...Quando un adolescente è incoerente ed imprevedibile nel comportamento, probabilmente prova sofferenza, ma a me non sembra che abbia bisogno di un trattamento terapeutico. Io penso che gli si debba dare tempo e spazio per elaborare una sua soluzione....."
Solo con Erickson e Blos e successivamente, negli anni '80 e '90 con P. Jeammet, R. Chan e F. Ladame, gli anglosassoni M. e E. Laufer, J. e K.K. Novick, M. Target e P. Fonagy, gli italiani T. Senise, A. Novelletto e G. Pietropolli Charmet si è potuta dare, non solo una dignità teorico clinica all'età adolescenziale, ma addirittura attribuirle potenzialità strategiche, e rischi, di lunga durata.
Nell'ambito della storia della psicoanalisi, certo, un passaggio importante in ordine al dare valore all'età giovanile è stata l'introduzione, o meglio la reintroduzione, dell'oggetto reale come codeterminante del costituirsi e del modificarsi del soggetto.
Fintantochè, infatti, la spinta evolutiva veniva sostanzialmente dal pulsionale e l'oggetto reale aveva la sola funzione di assecondare o meno la pulsione stessa, ciò che contava nel costituirsi psicologico della persona era, al massimo, l'infanzia e ciò che poteva consentire di ritornare sui propri passi per direzionarli diversamente si trovava nella maturità dell'Io adulto.
L'adolescente, al massimo, si trovava a dover gestire quel sussulto pulsionale che ha luogo con la pubertà cercando di rimanere in piedi, ma certo non poteva fare molto di più stante l'immaturità del suo Io.
Se invece la relazione reale conta, se conta il soggetto reale e gli oggetti reali, i giochi si riaprono e diventano assai più complessi.
Ecco allora che le culture educativo-affettive familiari, così mutate nel mondo occidentale negli ultimi decenni, acquistano un peso importante.
Se l'oggetto reale conta ecco che avranno un ruolo non secondario le culture sociali che mettono l'adolescente nel pieno turbinio della precarietà, della globalizzazione, della formazione infinita, ma anche delle potenzialità internetiche e dell'abbattimento dei confini degli stati nazionali.
Ma non è certo nello spostamento sull'oggetto della causalità psichica, sottraendola alla pulsione, che troveremo il corretto livello esplicativo.
Sembra invece più opportuno perseguire una spiegazione psicologica dell'adolescente ponendola a carico del suo Io.
E' un Io che ha una specifica consistenza, diversa da quella del bambino e da quella dell'adulto ed affronta i suoi compiti evolutivi specifici anche in relazione all'apparire sulla scena personale di tre grandi cambiamenti: lo sviluppo sessuale, lo sviluppo fisico, lo sviluppo cognitivo.
La navigazione dell'adolescente fra le onde costituite dai diversi 'sguardi' sociali e familiari da un lato e dalle nuove potenzialità a sua disposizione, dall'altro, costituiscono il tragitto specifico che lo porterà dall'infanzia all'adultità.
Sembra di poter affermare quindi che l'intervento psicoanalitico abbia il suo obiettivo, in quest'epoca, nell'aiutare il ragazzo o la ragazza a confrontarsi con le problematiche fase-specifiche suindicate attraverso l'uso di tutti gli strumenti tecnici a disposizione per aumentare la capacità dell'Io di gestire in prima persona i conflitti.

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